Rassegna Stampa

Home Rassegna Stampa Sulla conferenza di Parigi l’ombra di Big Oil la sfida è sull’addio all’era di gas e petrolio
07/11/2015 - Pubblicato in news internazionali

A tre settimane dall’avvio del summit sul cambiamento climatico, il vero nodo da affrontare appare quello dei combustibili fossili che ancora assicurano l’80% dell’energia usata nel mondo. I tecnici dell’Unep, cioè dell’Onu, hanno chiarito che gli impegni che i vari governi hanno assunto finora contro l’effetto serra non bastano a frenare la deriva oltre i 2 gradi: bisogna incidere di più. Non tutta la buona volontà dimostrata dai governi è frutto di scelte coraggiose. Per quasi metà, il contenimento delle emissioni previsto è il regalo del boom delle rinnovabili, del calo nell’uso del carbone, della maggiore efficienza energetica dell’economia. Secondo i calcoli dell’Unep, questi fattori hanno messo in tasca ai governi 5 gigatonnellate di Co2 in meno al 2030. Gli impegni politici di queste settimane hanno individuato altre 6 gigatonnellate di risparmi. Però, le 11 gigatonnellate di anidride carbonica evitate, in to- tale, sono solo la metà di quelle che servirebbero per avere buone probabilità di arrivare al 2100 sotto i 2 gradi. Parigi, insomma, si ferma a metà strada. Di fatto, da qui al 2030 le emissioni non diminuiranno, ma aumenteranno comunque. Sarebbero aumentate dell’8 per cento senza interventi. Con quello che c’è sul tavolo a Parigi aumenteranno del 5 per cento. Risultato? Un aumento della temperatura media del pianeta, al 2100, non di 2 gradi, come si sperava, ma di 2,7 gradi. Rispetto alle previsioni terroristiche di 4-5 gradi, sembra già qualcosa. Ma, attenzione. Anche i 2,7 gradi verrebbero raggiunti solo se, dopo il 2030, si continuasse a contenere le emissioni almeno allo stesso ritmo deciso a Parigi. Altrimenti, l’aumento schizzerebbe a 3,5 gradi (medi, significa anche 10 nelle regioni più calde), cioè ben al di là della soglia di pericolo. Ecco perchè è importante l’accordo appena raggiunto da François Hollande regista, come ospite, dei negoziati – con il leader cinese Xi Jinping: un impegno a rivisitare la situazione entro cinque anni. In realtà, il vero nodo sul tavolo a Parigi è l’atteggiamento nei confronti dei combustibili fossili. In altre parole, dei potenti interessi di Big Oil e alleati. Oltre il 60 per cento delle emissioni di Co2 vengono da petrolio, gas, carbone che, però, assicurano tuttora anche l’80 per cento dell’energia che utilizza il mondo. E, da qui al 2050, la domanda di energia crescerà del 50 per cento. Ma, se vogliamo restare nei limiti dei 2 gradi, i due terzi delle riserve attuali di combustibili fossili dovrebbe restare sotto terra. Il dibattito vero su come affrontare il cambiamento climatico si riassume in queste cifre e in queste percentuali.

Fonte: La Repubblica 

Tag Clouds

 

Ultime notizie

Affondo Usa sull’Iran, impennata del petrolio

L’amministrazione Trump sbarra del tutto i cancelli internazionali al petrolio dell’Iran, eliminando le deroghe che aveva finora concesso a otto paesi tra i quali l’Italia
[leggi tutto…]

Def, il giudizio di imprese e sindacati

È in chiaroscuro il giudizio delle categorie produttive sul Def, dopo il giro di audizioni di ieri presso le commissioni Bilancio di Camera e Senato. Gli industriali apprezzano i “due decreti approvati ma non ancora pubblicati (così de
[leggi tutto…]

Confindustria: Italia sia hub del gas. Crippa: supporto a chi si allinea al Pec

Si è svolto a Roma l'incontro tra il Comitato Energia di Confindustria e il sottosegretario allo Sviluppo economico Davide Crippa. Al centro del confronto, il Piano nazionale energia e clima e il ruolo strategico del gas naturale per la transi
[leggi tutto…]