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Home Rassegna Stampa Comuni non metanizzati, Mise: Gnl regolato anche senza aspettare gara
06/09/2016 - Pubblicato in aspetti tecnici,news nazionali

Il ministero dello Sviluppo economico ha emanato una nota di chiarimento che apre alla possibilità di portare il gas nei comuni non metanizzati senza aspettare la conclusione delle gare d'ambito per la distribuzione. Tra le opzioni c'è la realizzazione di reti isolate di GNL che dovranno però essere soggette alla regolazione tariffaria dell'Autorità per l'energia. Il 9 agosto il d.g. per la sicurezza energetica del Mise - Gilberto Dialuce - ha inviato all'associazione del Comuni Anci e all'Aeegsi una nota a valle di riunioni della c.d. cabina di regia sulle gare gas, in cui era emerso il nodo dei comuni non metanizzati in cui la realizzazione di una rete convenzionale risulterebbe verosimilmente non conveniente (es. per la distanza dalla rete Snam, altitudine, orografia), con la conseguenza che le stazioni appaltanti sarebbero orientate a non inserire tali interventi nei piani d'ambito. Sulla questione il Mise chiarisce in primo luogo che le stazioni appaltanti delle gare dovranno comunque includere tali comuni non metanizzati nei piani di sviluppo degli Atem. Tuttavia, prosegue la nota, se portarvi il gas non è economicamente sostenibile o se sussiste un'”urgenza di metanizzazione” si potrà procedere senza aspettare la fine della gara, con un'estensione delle reti di un comune vicino, a valle di un accordo tra comuni. O, in alternativa, il comune avrà la facoltà di far realizzare una rete isolata di GPL o GNL, “fermo restando – puntualizza Dialuce – che tali reti saranno soggette alla regolazione dell'Aeegsi”. Il 3 agosto era stata diramata alle associazioni di settore Anigas, Assogas, Utilitalia e Igas e per conoscenza all'Anci una nota di chiarimento anche sul nodo canone concessorio, confermando che “il concessionario che continua di fatto a gestire il servizio, continuando a percepire la relativa tariffa, debba continuare a corrispondere il canone previsto” anche dopo la scadenza della concessione e in attesa delle nuove gare d'ambito. Non fa testo in questo senso l'art. 5 del decreto sul contratto tipo del 5 febbraio 2013 che prevede che il canone non sia più dovuto dopo i 12 anni di concessione, poiché ciò varrà solo a regime, ossia dalla seconda tornata di gare. Quanto alla possibilità di rinegoziazione del quantum del canone stesso, conclude il Mise, “si ritiene che tale ipotesi debba essere lasciata al rapporto intercorrente tra le parti”.

Fonte: Staffetta Quotidiana

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