Rassegna Stampa

Home Rassegna Stampa Compagnie petrolifere meno protette dai ribassi
04/09/2015 - Pubblicato in news internazionali

Un numero crescente di compagnie petrolifere sta attraversando senza protezioni la bufera dei mercati. Le operazioni di hedging, con cui buona parte della produzione era stata venduta in anticipo a prezzi più alti degli attuali, stanno scadendo e quando vengono rinnovate riescono comunque a spuntare cifre ben lontane da quelle di un tempo. Un problema che rischia di uccidere una serie di piccoli produttori - come quelli di shale oil negli Stati Uniti - che proprio da quelle protezioni avevano trovato finora l’ossigeno per andare avanti: l’hedging non solo rimpolpava le entrate, ma incoraggiava le banche creditrici a concedere tempo alle società di fracking, quasi tutte indebitate fino al collo. Tra un mese, quando ci sarà la prossima revisione delle condizioni di finanziamento, rischiano di essere dolori. Le autorità di vigilanza Usa stanno già pressando le banche perché trasferiscano molti dei crediti al settore nella categoria delle sofferenze. Da un’analisi di Reuters è emerso che su trenta produttori di shale oil quotati in Borsa negli Usa oltre la metà non è riuscita - o non ha voluto - cogliere l’occasione per realizzare nuove operazioni di hedging nel secondo trimestre, quando il petrolio per consegna nel 2016 era risalito sopra 60 dollari al barile. Al livello attuale, intorno a 45-50 $, probabilmente non vale più la pena muoversi: il prezzo nella maggior parte dei casi non riesce nemmeno a coprire i costi di produzione. Anche le quotazioni a pronti sono depresse: il Brent vale circa 50 $, meno della metà di un anno fa. E nonostante le fiammate dei giorni scorsi non c’è nulla che possa giustificare una solida ripresa. Proprio ieri anzi l’Arabia Saudita è tornata a tagliare i prezzi di listino del greggio, sia in Asia - come ci si attendeva - sia in Europa e negli Usa, dove la domanda delle raffinerie ha cominciato a calare: la settimana scorsa per la prima volta da marzo è scesa sotto i livelli del 2014. Delle trenta compagnie esaminate da Reuters 12 hanno aumentato la produzione venduta a termine, per 36 milioni di barili complessivi, altre 14 l’hanno diminuita (per 37 mb), mentre 4 sono totalmente prive di hedging. Si tratta di Occidental, Apache, Cabot Oil e Carrizo. Anadarko Petroleum, che era a zero nel primo trimestre, è salita a 10,2 milioni di barili.

Fonte: Il Sole 24 Ore, Finanza e mercati – Sissi Bellomo (pag. 28)

Tag Clouds

 

Ultime notizie

Marcegaglia: “Greta o Trump, diffidiamo degli estremismi”

Il problema della transizione energetica va affrontato con pragmatismo dal momento che il mondo ancora si basa per l’60% sulle fonti fossili e in cui la domanda di energia è proiettata in aumento del 25% al 2030, quando la popolazione sar&agr
[leggi tutto…]

Libia, resta forte la morsa di Haftar sui pozzi petroliferi

Continua, anche dopo Berlino, il gioco al rialzo del generale Haftar che non allenta la presa su porti e produzione di petrolio
[leggi tutto…]

Crisi energetica in caso di stop a investimenti nelle fossili

Anche se finanza, industria e governi promettono di fare passi in avanti sul tema della sostenibilità, gli ambientalisti esigono impegni ben più radicali
[leggi tutto…]