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Home Rassegna Stampa Clima, 19 Grandi contro gli Stati Uniti “Gli accordi firmati sono irreversibili”
09/07/2017 - Pubblicato in news internazionali

Una riunione tra le più complicate di sempre, quella del G20, anche alla luce degli scontri gravissimi avvenuti per le strade di Amburgo mentre i leader mondiali litigavano fino a notte fonda sul futuro del libero scambio e della lotta ai cambiamenti climatici. E si è conclusa, in sostanza, con una concessione agli americani sul commercio che rischia di avere pesanti ripercussioni sui rapporti tra Paesi. Mentre sul clima, rispetto al disastro annunciato della vigilia, quando sembrava che anche l’Arabia Saudita e altri Paesi potessero essere tentati dal disimpegno americana, è finita “tutti contro uno”. Gli accordi di Parigi, da ieri, sono «irreversibili» per i 19 Paesi che producono la stragrande maggioranza di emissioni inquinanti. Ed Emmanuel Macron ha addirittura rilanciato, convocando una conferenza a Parigi a dicembre per andare avanti sugli impegni a favore del clima. Sulla lotta ai cambiamenti climatici il G20 di Amburgo si conclude con un “tutti contro uno”. E se Theresa May ha persino insinuato, alla conferenza stampa di venerdì, che gli Usa stiano cercando di trovare il modo per rientrare negli accordi di Parigi disdettati poche settimane fa (cosa su cui Merkel si è detta più pessimista, ieri) è comunque un successo che l’Arabia Saudita, la Russia o l’India non si siano sfilate e abbiano sottoscritto che le intese internazionali sul clima siano “irreversibili”. Certo, per farsi notare il presidente turco Recep Tayyip Erdogan ha tentato un nuovo colpo di coda velenoso al termine degli incontri minacciando di non ratificare Parigi. Nondimeno la Germania ha promosso, in allegato alla dichiarazione finale, un “Piano di azione di Amburgo” che va avanti sugli sforzi di combattere i cambiamenti climatici. Un paragrafo sulle energie fossili è stato aggiunto per volontà americana e contro quella della Francia, ma Macron ha convocato un summit a Parigi per il 12 dicembre. Per dirla con Christoph Scott, direttore di Avaaz, «il putsch contro il clima di Trump è fallito. La strategia di convincere sauditi, turchi e russi a bloccare la difesa dell’ambiente è affondata».

Fonte: La Repubblica – Sonia Mastrobuoni (pag. 4)

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