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Home Rassegna Stampa Carbone e trivelle. La ricetta per ricreare i posti di lavoro persi
13/11/2016 - Pubblicato in news internazionali

Puntare sui combustibili fossili come vettore creativo di nuovi posti di lavoro, riaprire le miniere di carbone nella regione degli Appalachi, sostenere l’oleodoto Keystone XL, e contrastare l’«estremismo ambientalista» dell’amministrazione Obama. Sono questi i capisaldi della politica energetica di Donald Trump, un’assoluta inversione di marcia rispetto alla dottrina predicata e attuata dalla precedente amministrazione democratica. Una presa di posizione che «The Donald» ha trasformato in un suo punto di forza nella campagna elettorale dispensando speranze di rinascita a una vasta fascia di lavoratori della Rust Belt e del Midwest. La controrivoluzione energetica di Trump parte da un assunto, ovvero che le politiche di contrasto al cambiamento climatico sostenute dalla maggior parte degli esperti e da lui sempre avversate «sono il trionfo dell’estremismo ai danni del buon senso». Il presidente in pectore ha più volte preso di mira il «Climate Action Plan» di Obama come un fattore di distruzione di posti di lavoro in America. E al contempo ha puntato l’indice verso la Cina quale mente occulta delle politiche ambientaliste volta a danneggiare la produzione e la supremazia degli Stati Uniti. Ne consegue una revoca dei fondi destinati alle Nazioni Unite per la lotta ai cambiamenti climatici e la soppressione dell’Agenzia per la protezione ambientale Usa.

Fonte: La Stampa – Francesco Semprini (pag. 7)

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