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05/11/2015 - Pubblicato in news nazionali

Accade per esempio nelle gare per la concessione delle reti urbane del metano, paralizzate da anni. Ma accade in mille altri segmenti di attività. A Ecomondo, la rassegna dell'ecologia, del riciclo e dell'energia pulita in corso a Rimini Fiera fino a domani, fa impallidire l'elenco dei problemi. Le aziende eoliche protestano perché la rimodulazione degli incentivi imposta per legge sta facendo saltare i cash flow e i piani di rientro degli investimenti. Gli imprenditori dei rifiuti sono soffocati dalla poca oculatezza del sistema pubblico e dalla rapacità della politica. Gli investimenti in efficienza energetica e in fonti rinnovabili vengono paralizzati dall'opinione pubblica emotiva usata come strumento per fini oscuri: come la geotermia in Umbria o l'uso di scarti di legno per fare teleriscaldamento in Val d'Aosta, perseguitate da comitati nimby. Edo Ronchi tira le conclusioni degli Stati Generali della green economy: anche se la nuova economia è quella che traina tutta l'industria «è sottovalutata e c'è una differenza fra la presenza reale e la percezione della forza della green economy in Italia». Nel caso del metano, uno degli argomenti al centro della trasformazione verso un'energia efficiente e pulita, le aziende del gas sono in allarme. Si avvicina (pare) la stagione delle gare per le concessioni locali del metano ma, mentre il mercato è pronto, i sindaci sembrano timorosi. «Potrebbe essere la volta buona, questa», pecca di ottimismo Bruno Tani, amministratore delegato di una media azienda del gas (la Sgr di Rimini) e presidente dell'Anigas, l'associazione confindustriale del settore. La vendita del metano è liberalizzata, ma per consegnare il gas nelle case bisogna passare attraverso i tubi e quel servizio di trasporto è in concessione. In ogni ambito territoriale il servizio di gestione delle condutture e dei contatori finora è rimasto, tranne pochi casi, nelle mani di chi aveva la concessione ereditata da prima del 2000, quando entrò in vigore il decreto Letta che liberalizzava il gas. Le concessioni sono scadute e sono state prorogate molte volte. Ora l'ultima proroga è scaduta ma ben poco si muove. I concessionari uscenti spingono per arrivare alla concessione definitiva, della durata (ritenuta troppo breve) di 12 anni, ma troppi sindaci faticano a bandire le gare per affidare il servizio. In gran parte dei casi, le aziende del gas che devono rinnovare la concessione hanno dovuto pagare in anticipo alle casse municipali i costi della gara. I municipi hanno incassato dai concessionari (è una stima per approssimazione) circa 60 milioni di euro. Incassati i soldi, ora molti Comuni non hanno più così premura di mettere a gara la concessione. E al contrario molte aziende del gas, avendo già pagato e non riuscendo a espandersi in nuova aree, hanno perso i timori di un tempo e spingono affinché finalmente si possa partire con le nuove concessioni.

 

Fonte: Il Sole 24 ore, Impresa & territori

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