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Home Rassegna Stampa I big nella cittadella dell’idrogeno
05/03/2021 - Pubblicato in news nazionali

Una cittadella dell'idrogeno, anzi una vera e propria Hydrogen Valley, si trova nel centro di Casaccia (Roma), ed è proprio qui che Enea metterà alla prova tutte le tecnologie più promettenti per lo sviluppo e l'utilizzo della nuova forma di energia. Enel, Snam, Saipem si sono già fatte avanti, ciascuna per le applicazioni di proprio interesse. Enel, per esempio, è concentrata sull'idrogeno verde e sulla mobilità. Snam non punta alla produzione, ma ha un approccio a 360 gradi. Spiega Giorgio Graditi, a capo del Dipartimento Tecnologie Energetiche e Fonti Rinnovabili di Snam, che “la nostra strategia si muove su più obiettivi. Pensiamo per esempio a coinvolgere anche i grandi energivori, dal settore della siderurgia a quello della ceramica e del vetro”. Enea è già il braccio del Mise, per la creazione della National Hydrogen supply chain. Suo il compito di mappare le aziende interessate, studiare eventuali filiere e valutare la cantierabilità dei progetti. Nonostante il Ministro della transizione ecologica abbia preso su di sé anche buona parte del capitolo idrogeno, il Mise dovrebbe conservare la regia di questa attività già affidata a Enea, particolarmente impegnata sul fronte Ipcei, acronimo di Importanti progetti di comune interesse europeo, in virtù dell'accordo firmato proprio da Graditi con Mario Fiorentino, direttore generale per la politica industriale. L'Ipcei idrogeno sta raccogliendo le candidature dei singoli progetti innovativi, per presentarli entro il 2021. Si va dalla produzione al trasporto, dai sistemi di accumulo alla logistica. Il Mise ha creato un task force per gestire il portafoglio nazionale dei progetti da proporre ai partner europei. Per Confindustria, invece, si lavora alla mappatura delle tecnologie utilizzate nei processi industriali e sulla potenzialità di consumo e capacità produttiva nel medio e nel breve termine. Diciamo che l'idrogeno verde sarà la scelta d'elezione. Il vero ostacolo resta il prezzo del green. Graditi afferma che per renderlo davvero competitivo entro il 2030, bisogna abbassare i costi di produzione sotto i 2 euro al kg, agendo sugli idrolizzatori.

Fonte: MF – Angela Zoppo (pag. 15)

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