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Home Rassegna Stampa Astana-Eni, soluzione in vista
06/06/2018 - Pubblicato in news internazionali,news nazionali

Un prestito a lungo termine, garantito dai proventi del giacimento di gas di Karachaganak, per finanziare la costruzione di una raffineria, oppure un rimborso cash dalle compagnie che potrebbe arrivare a 1,6 miliardi di dollari. Sono le opzioni sul tavolo del ministro dell’Energia del Kazakhstan, Kanat Bozumbayev, che sarebbe pronto a valutare la prima opzione per chiudere il contenzioso fiscale che si trascina ormai da tre anni con il consorzio Kpo, di cui fanno parte Eni e Shell, titolare della concessione per lo sfruttamento del gas di Karachaganak. Al tavolo dei negoziati, c’è la richiesta dei kazaki di modificare la metodologia che ha fin qui determinato la suddivisione dei ricavi riconosciuti alle casse pubbliche. A sostegno dell’ipotesi prestito gioca il fatto che il prossimo settembre il gruppo energetico statale KazMunayGas presenterà uno studio di fattibilità per la realizzazione della raffineria. La volontà di arrivare a un accordo senza strappi è comune. Ad Astana Karachaganak assicura il 49% dei volumi di gas prodotti nel Paese, ma anche entrate stabiliti dal momento che è un formidabile generatore di introiti fiscali. Per dare un’idea, in 20 anni il consorzio ha già versato tasse per ben 26 miliardi di dollari nelle casse kazake. Oltre al gruppo guidato dall’ad Descalzi e a Shell, che detengono quote paritetiche del 29,25%, del consorzio fanno parte anche Chevron, Lukoil e KazMunaiGas. Nel 2017 la produzione ha raggiunto il picco di 146 milioni di barili di olio equivalente.

Fonte: MF – Angela Zoppo (pag. 13)

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