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Home Rassegna Stampa L'addio al petrolio sarà più lungo il virus frena la decarbonizzazione
04/05/2020 - Pubblicato in news internazionali

Anche per l’energia e la transizione energetica gli scenari sono stravolti dal coronavirus. Da una parte il crollo dei consumi, la paralisi dei trasporti e di  molte attività economiche, ha scatenato un contro-shock petrolifero che altera violentemente gli equilibri di prezzo a favore delle energie rinnovabili. Xi Jinping ha già congelato diverse misure per la riduzione delle emissioni di CO2, per dare  la priorità alla crescita: ritorno al carbone, che in Cina è abbondante e costa poco. Trump ha dato un’ulteriore accelerazione alla deregulation ambientale. La speculazione finanziaria ha avuto un ruolo decisivo, le dispute tra Riad e Mosca, non c’è più spazio letteralmente per immagazzinare nuovo greggio. Solo sul mercato americano, il consumo di carburanti fossili per auto, camion e aerei è sceso del 31% di metà marzo. Il crollo della domanda mondiale è tale che l’offerta ridotta di 15 o 20 milioni di barili al giorno. Perciò non bastano i tagli di produzione concordati tra l’Opec e la Russia, che devono togliere dal mercato 9,7 milioni di barili al giorno. Tutti colori che auspicano l’abbandono delle energie fossili potranno festeggiare una catena di fallimenti tra i petrolieri. Ma per le energie rinnovabili ci sono altrettante minacce all’orizzonte. Tra gli ultimi atti audaci per accelerare la transizione energetica, va ricordato il piano della Commissione europea su un Green New deal, nonché sulla carbon tax che dovrebbe penalizzare le importazioni ad alto contenuto di C02, cioè una forma di protezionismo verde. L’uno e l’altro rischiano di essere messi nel congelatore, in una fase in cui l’agenda è dominato dall’irruzione di altre priorità.

Fonte: La Repubblica- A&F- Federico Rampini (pag. 4)

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